domenica, 22 novembre 2009
La SETTIMANA è impennata drasticamente verso la fine, dopo un intenso crescendo di sfighe e di mal di pancia non solo letterari. Vediamo... possiamo riassumere con:
1]
Le Mestruazioni;
2]
La litigata furibonda e la conseguente pacca sui denti datami da una certa faccia da culo;
3]
L'incontro con il principe delle bugie al ristorante, che non lascia in pace nemmeno i morti;
4]
Lo schifosissimo parziale di Calcolo fatto in equipe ma che  risulterà sempre e comunque insufficente.
Evvai, che gran settimana! Senza dimenticare il fatto che erano almeno 14 giorni che non vedevo il numero 17... già, una goduria di settimana. E' finita, ma tutto quello che ho lasciato in dietro lo devo recuperare. Voglia zero, visto che ormai basta dare uno sguardo in centro per sentirsi (a torto) già nello spirito natalizio. Insomma, l'inceppamento organico passa ma resta quello morale. E tra una piroetta e l'altra, ci si stira qualche muscolo ma si tenta di salvare il salvabile, ciò che si reputa troppo importante per essere lasciato indietro.
Or ora scopro di non aver passato l'esame di calcolo... evvai. Prevedo un nuovo esame impossibile contro il quale mi scontrerò mezza vita, in stile moschino spiaccicato sul parabrezza. Ci mancava solo questo. Vabbè, calma e sangue freddo. Ne verremo fuori... io forse ne verrò fuori. In questo momento non ne sono molto convinta, ma faccio lo sforzo.
Per fortuna che c'è il numero 17. Una delle pochissime persone che mi tratta con il rispetto che merito. E che mi apprezza per quella che sono.
lunedì, 16 novembre 2009
Il numero 17 mi ha detto che se tengo un blog vuol dire che ho un sacco di cose da dire. Questa sera però è meglio che non dica niente, perchè potrei scrivere qualsiasi cosa, ma andrei sempre e comunque ad imbarcarmi ed ad infossarmi in quella ripugnante situazione in cui mi trovo ora assieme ad altre persone che non è giusto tirare in ballo in questa sede. Detto ciò, anche se vorrei incazzarmi e rendere PUBBLICO quanto sia rimasta basita e delusa dall'evolversi di certi contendenti, lascio stare e passo ad altro.
In nome di quello che è importante nella vita, nella mia vita, lascio stare e provo a tranquillizzarmi. Nel rispetto delle persone care, delle persone che amo e di quella che amo più di chiunque altra, mi zittisco ancor prima di  aprire bocca e fare cazzate. E' pensando a tutti coloro che rispetto, ai quali voglio bene, che mi trattengo. Loro non mi amano per questi miei momenti da pazza furiosa, ma per la persona vera che sono io nei loro confronti. Voglio rimanere una persona degna di stima. Mi do una calmata per questo unico motivo.
Quanto mi girano i coglioni, non ne ho idea nemmeno io.
Porca puttana.
giovedì, 05 novembre 2009
Giovedì sera la settimana è già volata via, si sà. Questa settimana, poi, non l'ho nemmeno sofferta. Sarà stato l'esame di oggi (oh, my f***ing good), chissà... studia studia, per quel che vale, per poi ritrovarmi oggi pomeriggio tardi persa nei meandri della mia testa vuota e stanca. A ricopiare appunti vecchi di qualche ora, ora in cui il Vivienne ha pensato bene di farmi lo scherzone e di lasciarmi a piedi a metà della vuota lezione di statistica. Già, dopo una notte intera di carica, non si è caricato per niente. Panico. Ho dovuto attaccarlo alla corrente direttamente nell'aula dove facevamo lezione, col cavo del caricabatterie che volava per mezza stanza ed il professore che guardava di non incamparci sopra. Già, strana università. Università fatta di gente fantasma e di lezioni stridenti. Di appunti che marciscono nei quaderni. Di puzza di bruciato. Cervello bruciato. L'amo, io, questa università così macabra e affascinante. L'amo abbastanza da odiarla quanto serve.
Amo i panini del bar, che caldi sono buoni, ma mangiati al blocco F dentro al loro sacchetto di carta marroncina sono ancora più buoni.
Amo quella stupida macchinetta del caffè, che una volta le manca lo zucchero, la volta dopo i bicchierini, e quando va bene non funziona e basta.
Amo la pozzanghera che stà davanti all'entrata. C'è sempre. Ci fa compagnia.
Amo la gente che vive là dentro, che a qualsiasi orario esiste e perdura, dalle 8.30 del mattino fino alle 7.00 di sera.
Amo l'aula F6, con i suoi sgabelli scomodi ed il suo caldo tropicale.
Amo la bidella smaronata.
Amo l'odore di chiuso.
Amo i miei compagni di corso.
Amo. Oppure odio. Oppure entrambi
. Non lo so nemmeno io. Sinceramente, non mi interessa. Va bene così. Ci sono dei momenti in cui penso che non dovrebbe cambiare mai niente. Altri invece in cui vorrei cambiare tutto. Semplicemente, prendo quello che viene. E, anche se mi lamento sempre, non avrei potuto trovare di meglio. Mi piace quello che faccio, mi piace quello che studio. E mi dispiace che qualcuno abbia dei dubbi a riguardo.
giovedì, 05 novembre 2009

[Nintendo-maniaci
]
postato da: Thalionwen alle ore 23:33 | Permalink | commenti
categoria:la foto della settimana
lunedì, 26 ottobre 2009
Sono a lezione. Dovrei seguire la lezione. Il raffreddore, la noia... non saprei cos'altro, ma un sacco di distrazioni mi allontanano dal mio dovere. Le parole della profe sono brusio di sottofondo. E' perchè sono arrivata al limite, è perchè anche oggi è lunedì... è perchè gli ingranaggi del destino s'incastrano spesso, così spesso da farmi perdere quella poca fiducia che ho nel mondo e nelle altre persone.
Un anno fa mi svegliavo la mattina credendo che quello che era successo la sera prima fosse stato soltanto un sogno. Come allora, anche adesso faccio fatica a capire come e perchè quello che è successo sia successo veramente, e sia successo proprio a me. L'entusiasmo per la mia nuova condizione, la mia nuova vita lontano dal passato, mi aveva portato a ritrovare lui, il numero più incasinato per eccellenza, così senza fare domande sono rimasta al suo fianco. Perchè? Non per superficialità, o per disperazione. Ed anche se pare arrogante come affermazione, io non credo nel destino (del resto, perchè dovrei, visto che il destino non crede in me?). E' successo e basta, ed un anno dopo mi sento onorata ad esserci stata io, in quel momento, accanto a lui. C'ero io. Ci sono ancora io. E vicino a me c'èancora lui. Non voglio aggiungere altro, perchè niente di quello che potrei aggiungere è affar vostro. Parlo di questo come parlo di tutto il resto: do in pasto al mondo quanto basta per lasciarlo confuso, più di quanto lo fosse prima.
Potrei tornare a parlare della noiosissima lezione di calcolo numerico che sto ignorando or ora. Il Vivienne fa le fusa sotto le mie dita, il suo colore rosso acceso mi accarezza la vista stanca e svogliata, tipica. Sono solo a metà dell'intero pomeriggio universitario, santo dio... e non ne posso già più. Che giornata scardinata... la tipica giornata indigesta di quando ci si sveglia da un sogno bellissimo e ci si chiede se sia stata realtà o se si sia trattato solamente di fantasia. Ecco, la realtà continuerà fino al prossimo fine settimana. Ora staremo a vedere se avrò modo di sognare un altro po'.
postato da: Thalionwen alle ore 17:33 | Permalink | commenti (2)
categoria:a ruota libera, nuova me, only my world, strana università, numero 17